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1 day ago

Era il 15 giugno 1975. Bra, provincia di Cuneo.Una ragazza di 27 anni, minuta, occhi chiari, entra nel seggio del paese dove è nata. Prende la scheda, vota, la infila nell'urna. Poi si gira verso il presidente di seggio e gli dice:"C'è un mandato di cattura nei miei confronti".Quella ragazza si chiama Emma Bonino. È tornata in Italia a posta per votare, sapendo benissimo che subito dopo l'avrebbero portata via.Il presidente di seggio la guarda incredulo. Arrestarla è l'ultima cosa che vuole fare. Allora è lei a minacciare lui: se non procede, lo denuncia per omissione d'atti d'ufficio. Un brigadiere dei carabinieri, davanti a una donna che pretende le manette, fa l'unica cosa che gli viene in mente: telefona al comando per chiedere istruzioni. La gazzella arriva in ritardo. Fuori, intanto, si è radunata una folla che applaude, scatta foto e canta "Addio Lugano bella".Anni dopo lei la racconterà così: "È la disobbedienza civile: è quando tu vuoi farti arrestare ma nessuno lo vuole più fare".Alla fine la arrestano. Prima la caserma, poi il carcere di Cuneo.L'accusa è associazione a delinquere e procurato aborto.Il suo crimine? Aiutare le donne a restare vive.Un anno prima, nel 1974, Emma resta infatti incinta. Eppure il ginecologo le ha sempre detto che è sterile. In Italia abortire è reato e lei scopre sulla propria pelle cosa significa: visite di notte, segreti, un medico da trovare disposto a operare fuori legge. E addosso una sensazione che si porterà dietro per sempre: l'umiliazione.Perché le donne italiane, in quegli anni, hanno due strade. I "cucchiai d'oro", medici che si fanno pagare cifre folli. Oppure le mammane, con metodi artigianali, setticemie e troppo spesso la morte.Chi ha i soldi paga e tace. Chi non li ha rischia la vita e tace lo stesso.Emma decide che a nessun'altra deve succedere quello che è successo a lei.Con Adele Faccio fonda il CISA. Sulla carta un centro d'informazione su aborto, contraccezione e sterilizzazione. Nei fatti una rete che accompagna le donne in ambulatori clandestini, attrezzati e sicuri, con medici presenti, dove si usa il metodo Karman: una piccola cannula, una pompa aspirante, niente raschiamento. Alcuni interventi li pratica lei stessa.E lo fanno alla luce del sole. Si autodenunciano. Mettono la firma sotto il reato e sfidano lo Stato a trascinarli in tribunale.A gennaio del 1975 un settimanale di destra, Il Borghese, "scopre" la clinica del CISA a Firenze e ne fa uno scandalo. Loro lo rivendicano pubblicamente da mesi. Scattano i mandati di cattura per Bonino, Faccio e Gianfranco Spadaccia. Adele Faccio viene arrestata il 26 gennaio, davanti a settemila persone, alla conferenza nazionale sull'aborto dei Radicali.Poi tocca a Emma. Al seggio di Bra.Il processo non arriverà mai. Nel 1976 lei entra alla Camera, che nega l'autorizzazione a procedere. Nel 1990 la magistratura ci riprova, e la Camera la nega di nuovo.Intanto quella scena al seggio finisce in prima pagina e fa il giro del Paese. I Radicali raccolgono oltre 700mila firme per cancellare il reato d'aborto dal codice penale. Il referendum nemmeno si terrà: la pressione è tale che il 22 maggio 1978 il Parlamento approva la legge 194, poi confermata per via referendaria.Da quel giorno una donna in Italia può interrompere una gravidanza in un ospedale pubblico, con un medico accanto.Senza mammane. Senza cucchiai d'oro. Senza vergogna.E lo deve a una ragazza di 27 anni che, per farsi arrestare, ha dovuto minacciare un presidente di seggio.Lo deve a lei, Emma Bonino.© Abolizione del Suffragio Universale (pagina Fb) ... See MoreSee Less
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5 days ago

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7 days ago

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